Alla scoperta della Sicilia di Danilo Dolci – un racconto su Animazione Sociale

Anche nella Sicilia di cui oggi vi racconterò potete trovare un luogo speciale Le Mat.

Antonino Gucciardi insieme alla moglie Franca Cicala hanno ristrutturato con grande amore una parte delle case di un piccolo villaggio rurale, “le tenute” come ama dire Antonino. Qui si faceva il vino quando ancora nessuno ci pensava.

I profumi delle colline verdi 

Ci troviamo nella campagna tra Vita, Salemi e la nuova Gibellina, nel pieno della Valle del Belìce. Ci sono 4 camere per gli ospiti, una bella cucina e un salotto, uno spazio comune e poi ci sono i profumi delle colline verdi che caratterizzano questa parte dell’isola. Qui si può stare bene!

Turismo Rurale
TENUTA Zaccanelli CASE Gucciardi

C.da Zaccanelli – Calatafimi Segesta (TP) Cell. 338.5082944 

http://www.tenutegucciardi.it

Un piccolo gruppo di persone da qui può iniziare la scoperta della Sicilia di Danilo Dolci.

 

Il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci veniva arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare nella Trazzera vecchia, una strada nei pressi di Partinico abbandonata all’incuria. Al commissario di polizia che era intervenuto per interrompere quello «sciopero alla rovescia», come venne chiamato, Dolci rispose che «il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere»…

L’opinione pubblica allora si mobilitò contro la polizia e il governo Tambroni, deputati e senatori intervennero con interrogazioni parlamentari, le voci più influenti del paese si schierarono a fianco di Dolci. Ciò che avvenne intorno allo sciopero alla rovescia di Trazzera vecchia fu lo scontro sui modi opposti di considerare la legalità in Italia: la Costituzione, come regola vivente dei cittadini, contro la pratica dell’autoritarismo gerarchico, eredità fascista.” (Danilo Dolci, Processo all’articolo 4, Sellerio)

 

Nelle terre che tremarono

Un bellissimo e impegnativo progetto, “Le Terre che Tremarono – Cultura dell’ospitalità e sviluppo del turismo sostenibile nella Valle del Belìce” (cofinanziato della Fondazione con il Sud tra il 2009 e il 2012), ci ha portati anni fa da Antonino. Siamo andati a cercare persone e storie nei 15 Comuni che compongono la Valle del Belìce salita alla cronaca per il terremoto del 1968. Solo in pochi sanno che sin dagli anni ’50 la valle fu un laboratorio straordinario di pratiche di lotta civile e di partecipazione.

Noi volevamo sapere, annodare fili, costruire mappe di relazioni di senso, rendere poi fruibili, anzi viaggiabili questi luoghi: Santa Ninfa, Poggioreale, Salaparuta, Roccamena, Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia, Menfi, Montevago, Gibellina, Salemi, Partanna, Vita, Camporeale, Contessa Entellina, Calatafimi Segesta. Mi ci vorrebbe un libro per raccontare….

Andando casa per casa e incontrando le persone nelle piazze e nei municipi, abbiamo ovunque trovato persone che raccontavano delle lotte, delle conquiste, delle discussioni con e attorno a Danilo, lo sciopero a rovescio, la straordinaria stagione della Gibellina di Ludovico Corrao, ma anche i progetti attuali. Da questo lavoro è nato un gruppo di persone diversissime, ma forti e con la voglia di lavorare insieme. E così insieme abbiamo iniziato la progettazione di percorsi…

Tra riserve naturali e santuari greci

A Contessa Entellina, ad esempio, nella media valle del Belìce di sinistra (sì, ci sono due braccia del fiume Belìce), alle falde del monte Genuardo, abbiamo lavorato con una donna straordinaria, Anna Fucarino, che ci ha ospitati in un luogo che oggi è un piccolo ostello, La Casa del Viandante. Contessa, Kundisës nell’antica lingua albanese, è un comune di 1.800 abitanti a 571 metri slm con una grande comunità arbëreshë. Da vedere, lì vicino, la rocca di Entella e l’abbazia di Santa Maria nel Bosco.

La Casa del Viandante è il punto di partenza per la scoperta di questo bellissimo angolo di Sicilia. L’Associazione Vivere Slow organizza escursioni nell’area archeologica naturalistica Castello di Calatamauro, nel Parco dei Monti Sicani, cercando di far vivere un’esperienza di vita lenta a contatto con la natura e gli animali. “Il gusto dello stare insieme, il piacere di un paesaggio”, così ci racconta Antonino Montalbano, presidente di Vivere Slow.

Contessa, così come Santa Ninfa e altri comuni della valle del Belìce, sono oggi tappe della Antica Trasversale Sicula, un cammino/progetto di oltre 620 chilometri, un tracciato antico dove passavano sale, grano, olio, vino, miele e zolfo che attraversa templi e santuari greci, riserve naturali, fiumi e laghi, borghi, alberi secolari (qui trovate mappa e descrizione: www.guidasicilia.it/itinerario/lungo-l-antica-trasversale-sicula/3005657).

Un viaggio solo non vi basterà

Tanti sono i luoghi e le persone da scoprire nella Sicilia di Danilo Dolci, questa straordinaria figura di sociologo, scrittore, candidato al Nobel per la pace con il suo progetto di sottrarre la Sicilia alla mafia, alla povertà, all’ignoranza. Un viaggio solo non vi basterà.

Amico Dolci, il figlio, insieme al Centro di Sviluppo Creativo Danilo Dolci sta cercando di recuperare il Borgo di Dio di Trappeto, un centro di formazione/progettazione alla cui costruzione collaborarono grandi urbanisti, architetti, sociologi, agronomi, economisti .

“Le Terre che tremarono”, le attività di Cristina Alga e Filippo Pistoia dell’associazione culturale CLAC di Palermo, il mio lavoro con il CRESM (Centro di ricerche economiche e sociali per il meridione) di Gibellina e le storie straordinarie di sicani, siculi, elimi, di greci e fenici che ho ascoltato camminando nelle campagne e nei monti, mi hanno avvicinato molto a questa Sicilia, davvero rurale, verde e splendida, dove faticano tante persone tutti i giorni per coltivare le terre e far crescere arance, limoni, ulivi, vino, oppure per lavorare il ferro, il legno, il cemento, il gesso… Una terra operosa.

Ogni giorno la terra chiama

E dopo tanto viaggiare per Le Mat è qui che oggi vivo con Saverio, il mio compagno. Coltiviamo gli ulivi e gli alberi di arance e limoni che il padre di Saverio aveva piantato. Molti anni fa senza pensarci troppo abbiamo iniziato a dare una mano, a vendere olio e arance ad amici e amici di amici che apprezzavano ed erano disposti a pagare un prezzo che permetteva di pagare chi lavorava. Sono nati dei gruppi di acquisto che ogni anno chiedono l’olio e le arance, che vogliono capire, conoscere.

Quando qualche anno fa il padre di Saverio è venuto a mancare dovevamo scegliere cosa fare e infine abbiamo deciso di trasferirci qui e in questo modo di dare continuità alla cura degli alberi, della terra e dei nostri clienti. Non è facile, ma ne vale la pena. Ogni giorno dobbiamo imparare tante cose nuove. Ogni giorno la terra chiama, ogni giorno scopriamo nuove difficoltà e nuove vie… Ma questo è un altro capitolo. Cerco di raccontarlo nel blog ma il tempo è davvero poco e se non ci fosse la mia amica Sonia Sorci… Se volete sapere di più: https://oliociaccio.blogspot.com.

E se volete venire fatemelo sapere. Non abbiamo un b&b, ma vi aiuterò a trovare tutto quello che cercate.

«Se l’occhio non si esercita, non vede.

Se la pelle non tocca, non sa.

Se l’uomo non immagina, si spegne. »

(Danilo Dolci, da Il limone lunare)

e infine: Stefan Ruf

L’Articolo è uscito sul numero 327 di ANIMAZIONE SOCIALE! Grazie! 

Con i Le Mat in Svezia! Tra Goeteborg e Stoccolma sono 3 e si chiamano Le Mat

Quasi non ci credo ancora oggi che una piccola e un po’ azzardata esperienza triestina di un gruppo di donne coraggiose avrebbe potuto mettere in moto politiche attive del lavoro innovative in Svezia! Ma è così e ora vi racconto un piccolo pezzo del percorso prima di invitarvi a fare un viaggio in tre hotel/hostel a Göteborg, Partille e Akersberga!

Dalla Svezia a Trieste per vedere e capire

Sin dagli anni ‘80 ricordo arrivarono a Trieste dalla Svezia medici, infermieri, assistenti sociali ma anche amministratori locali, per vedere, capire, imparare e copiare come creare e gestire servizi territoriali sostitutivi degli ospedali psichiatrici e vicini alle persone e ai quartieri dove vivono. Come favorire e sostenere una imprenditorialità inclusiva, l’empowerment, la stima di sé e il coraggio di progettare di chi ha fatto esperienze di malattia mentale, tossicodipendenza, carcere o emarginazione sociale. E poi ci invitavano in Svezia perché di ritorno a casa organizzavano convegni e percorsi formativi: occorreva costruire consenso tra i tecnici e i politici per avviare anche lì una riforma!

E noi che partivamo per raccontare come si lavora in un servizio di salute mentale, come si costruiscono i primi embrioni di cooperative sociali (la legge 381 ancora non c’era), eravamo emozionati e poi orgogliosi; nello scambio imparavamo moltissimo su quello che distingueva la nostra pratica quotidiana di deistituzionalizzazione da un welfare forse un po’ troppo perfetto che spesso fa soffrire chi si sente in colpa di non farcela. La Svezia è un paese protestante che ha istituito un sistema di giustizia sociale basato sulla responsabilità di tutti. Eppure ci sono molte persone che non cela fanno. Seguendo il principio della responsabilità, la colpa del loro non farcela non è del sistema ma loro. Eppure, per quanto la Svezia sia molto diversa dall’Italia, un trasferimento è stato possibile!

A Göteborg nel 2010 il primo albergo Le Mat

Nel 2001 nell’ambito della costruzione del partenariato transnazionale “Le Mat – decent work through social economy” conosco Pernilla Svevo Lindgren. Aveva lavorato a lungo in carcere come assistente sociale scoprendo l’Italia non per le bellezze dei monumenti ma per la pratica delle “misure alternative al carcere”.

In Svezia la colpa di drogarsi non prevedeva nulla di alternativo al duro percorso istituzionale: carcere e poi istituti chiusi di disintossicazione e riabilitazione. E così i giovani si spezzavano! Ma Pernilla pensava che un altro modo dovesse esserci e scopre l’Italia con le sue riforme e le cooperative sociali.

La cooperativa Vagen Ut (La via d’uscita) nel 2010 era appena stata costituita da Pernilla che si era licenziata dal carcere e da alcuni dei giovani che lei aveva seguito nei loro percorsi penali. Sven Bartilsson di Coompanion, una agenzia di supporto e sviluppo alle cooperative, aveva deciso di dare supporto all’avvio del percorso.

Dal primo incontro a Roma per me inizia una lunga e intensa collaborazione con il gruppo svedese, una profonda amicizia con Pernilla e poi con Elisabet Abrahamsson. Mettiamo in piedi un percorso di trasferimento dell’approccio culturale italiano e delle competenze di imprenditorialità sociale, per fare alberghi Le Mat e tante altre attività d’impresa sociale. E poi avviamo la progettazione di un sistema europeo di franchising sociale che nel 2008 porta alla nascita della cooperativa Le Mat Europe e nel 2010 all’inaugurazione del primo Hostel svedese Le Mat B&B al centro di Göteborg

Esplode in Svezia il franchising sociale

Per me l’apertura fu una emozione straordinaria – la trasferibilità delle nostre culture, delle piccole pratiche povere di soldi ma ricche di sperimentalità e di capacità di rischio, in Svezia!

E l’insegna LE MAT (mai ho avuto il piacere di vederla così in Italia ) Le Mat B&B Göteborg City funziona, 28 camere su due piani, bagni comuni pulitissimi e caldi, un ottimo rapporto qualità prezzo, accessibile anche per noi viaggiatori più poveri!

Da qui potete scoprire a piedi Goeteborg. Il loro motto è “Le Mat – dormi con la coscienza apposta” e poi raccontano di aver imparato in Italia l’ACCOGLIENZA e la chiamano proprio così!

Dopo l’apertura di Le Mat B&B Göteborg in Svezia esplode la voglia Le Mat e Vagen Ut e Coompanion decidono di investire nella moltiplicazione del modello attraverso il franchising sociale. Elisabet è la persona (accanto a molti altri) con cui condivido passo per passo il progetto, i viaggi, gli incontri, l’innovatività e il successo del trasferimento culturale attraverso l’approccio di formazione imprenditoriale e di progettazione collettiva direttamente con le persone svantaggiate e disoccupate, ma anche le difficoltà di applicazione pratica del metodo di franchising sociale per rafforzare il marchio, aiutare la commercializzazione dei singoli!

Anche in Svezia, come in Italia, l’entusiasmo vuole copiare quel che più piace (e io credo che non ci sia niente di male nel copiare!), si è disponibili a imparare fino a dove si pensa di avere bisogno, poi c’è voglia di sperimentare l’autonomia, ci si affida più facilmente a booking.com per la commercializzazione. Booking.com è il sito di prenotazione e quindi di commercializzazione più usato, tutto ovviamente al massimo ribasso, la grande distribuzione cioè. Noi insieme agli altri Le Mat volevamo costruire un nostro marchio e un modo di commercializzarci diverso…per intenderci tipo i gruppi di acquisto. Ma purtroppo booking.com prometto un successo più immediato ma molti si sono fatti male per il “massimo ribasso”. Altro capitolo lungooooo.

Negli alberghi Le Mat l’ospite è il re

Nel 2015, credo, dopo un percorso di formazione imprenditoriale con persone con esperienze di malattia mentale, apre Le Mat B&B Akersberga alla stazione di Akers Runo in un edificio non più utilizzato, un piccolo gioiello, davvero accogliente.Il gruppo che gestisce sono persone squisite. Tutto diverso da Göteborg, una piccola stazione in mezzo all’area rurale tipicamente svedese, pare di vedere un film, c’è la sauna, camere luminose, spazi comuni accoglienti, un’ora di viaggio con il treno (che appunto ferma davanti) per la stazione centrale di Stoccolma. Vale la pena, qui l’ospite è il re e le passeggiate sono stupende…

Last but not least l’Hotell (Hotel in svedese si scrive con due l) Le Mat Jonsered Fabriker, un ambizioso progetto di imprenditorialità sociale con un gruppo di persone con esperienze di emarginazione e migrazione e una grande sfida di riconversione industriale per la comunità di Partille, una cittadina di 38.000 abitanti già legata all’industria del legno nella Contea rurale di Vastra Goetaland, oggi sobborgo di Göteborg, in cerca di una nuova vita.

È stato un percorso bello ma faticoso, tutto gestito da Elisabet e un suo collega insieme al gruppo che ho conosciuto durante i lavori di progettazione e formazione. Oggi gestiscono una struttura alberghiera nuova con 27 camere in un’ala e un piano della fabbrica di Jonsered immersa nel verde di un parco natura 2000 (NATURA 2000 è un progetto Europeo) e vicino alla cittadina di Partille.

La fabbrica – tipica struttura in mattoni rossi lungo un fiume – fu fondata nel 1832 da un migrante scozzese per la produzione tessile (tessuti per la vela), poi sede di produzione della famosa motosega Jonsered e in ultimo del gruppo Electrolux. Oggi, nell’ambito di un progetto di riconversione sta diventando un vivace centro di produzione artigianale e culturale, un incubatore. Qui si produce tra l’altro la famosa birra Poppels, ci sono studi cinematografici. A 4 minuti di cammino un treno che passa ogni mezzora porta in 12 minuti a Göteborg. Insomma una grande opportunità per Partille e per i Le Mat.

Elisabet Abrahamsson con Jan Olsson fondatore Le Mat Svezia

Andate in Svezia e gustatevi la colazione

Oggi ho sentito Elisabet…ci sono altri progetti in cantiere ma non è facile… piano, piano…

Io vi consiglio di fare un viaggio Le Mat in Svezia! Dovunque vi racconteranno, vi indirizzeranno, vi aiuteranno e dovunque le colazioni sono proprio ottime, una grande ACCOGLIENZA!

 

Questo articolo è apparso sul numero 325 della rivista Animazione Sociale 

 

Un viaggio a tappe – Trieste

Da un po’ di tempo racconto – sono Renate Goergen –  un po’ delle storie Le Mat sulla rivista Animazione sociale, proprio una bella rivista, secondo me! 

Con il permesso di Roberto pubblicherò i miei articoli anche qui. E’ un viaggio che ovviamente deve iniziare da Trieste, da dove noi di Le Mat siamo partiti.

Le Mat nasce alla fine degli anni ’90 da esperienze di cooperazione sociale di tipo B. L’idea era quella di creare un “marchio di qualità”. Si voleva imparare gli uni dagli altri, far tesoro delle cose imparate, trasmetterle a chi magari iniziava e rischiava di fare gli stessi errori già commessi da altri.

Il progetto europeo per avviare questo percorso ambizioso si chiamava “Albergo in via dei matti numero 0”. Passo dopo passo e insieme a svedesi, inglesi, tedeschi, polacchi e altri è diventato Le Mat e  una associazione. Sono stati realizzati manuali, manifesti, racconti, viaggi. “Franchising sociale” lo definirono quelli che di definizioni hanno bisogno. Un piccolo gruppo di facilitatori/formatori Le Mat viaggia tuttora l’Italia e l’Europa dovunque qualcuno chiami affermando di voler diventare un Le Mat.

Nel 1985 ero molto giovane quando a Trieste, insieme alle ragazze socie de “Il Posto delle Fragole”, abbiamo pensato che gestire un albergo sarebbe stato un bel mestiere, per conoscere e accogliere persone diverse da noi, per incontrare pezzi del mondo al di là della città di Trieste, per uscire da paure e paranoie, per sentirci “socializzati”.

 

Accadeva nel 1987, a Barcola (Trieste)

Gestivamo già Il Posto delle Fragole – bar e luogo di incontro nel parco di San Giovanni, l’ex manicomio – e ci piaceva molto stare dietro al banco, fare buoni caffè, preparare panini e poi pasti, servirli a visitatori da vicino e lontano, insomma ci piaceva il rapporto con le persone… Avevamo organizzato un corso di orientamento, all’inizio un brainstorming su cosa ci piacerebbe fare, quali altri progetti mettere in cantieri e così venne fuori l’albergo…

Forse inizialmente era soltanto una piccola provocazione perché di soldi non ne avevamo proprio, di esperienza nemmeno, sembrava una meta un po’ irraggiungibile… Eppure, non ricordo con precisione ma credo nel 1987, abbiamo rilevato la licenza della “Pensione Tritone” a Barcola e firmato il contratto di affitto con la Cassa di Risparmio di Trieste, proprietaria dell’edificio, firmando un bel po’ di cambiali.

La Pensione Tritone era davvero vecchia e anche un po’ malandata, 18 camere su 2 piani, un bagno su ogni piano ma tanti erano i clienti che accoglieva. A noi sembrava un paradiso.

Sette ragazze si sono buttate piene di coraggio su questo nuovo progetto. L’anziano sig. Rustia che per 40 anni aveva gestito la pensione le affiancava, le istruiva, le introduceva nei segreti di questo stupendo mestiere: l’accoglienza.

Inizialmente Renata, Orietta, Lilli e le altre passavano 12/24 ore nel loro albergo, preoccupate di non perdere neanche uno dei preziosi clienti. 19.000 lire la doppia, 12.000 la singola… non era facile con 18 camere raggiungere il punto di pareggio anche con una occupazione media di oltre l’80%.

Ma la passione per un mestiere, e per l’accoglienza, è un bene che non si consuma anzi, cresce con l’uso! E così, quando costrette dalle prime visite dell’ASL dovevamo affrontare la spesa di un nuovo impianto elettrico e tante altre cose da mettere a norma, le ragazze decidono di provare a ristrutturare il tutto, fare il salto da Pensione a Hotel.

Oggi l’Hotel Tritone c’è e accoglie tutti

Fu una strada molto, molto difficile: trovare i soldi, seguire il cantiere, scoprire che la struttura statica della palazzina era fatiscente, iniziare e portare avanti il confronto/scontro con la proprietà e nel frattempo dover accettare altri lavori, per vivere.

Abbiamo avuto la grande fortuna di incontrare l’avvocato Carano che ci ha accompagnato passo passo verso la risoluzione del conflitto con la proprietà, la stesura di un ottimo contratto di affitto che riconosceva non soltanto i nostri investimenti ma anche i mancati guadagni del periodo di chiusura e la (ri)apertura dell’Hotel Tritone, 16 camere, tutte con bagno, una piccola ma elegante reception, saletta per la colazione e la terrazza sul mare.

Da allora – 1992 – l’Hotel Tritone c’è e ha accolto e accoglie, da Uto Ughi a viaggiatori di tutto il mondo, persone che viaggiano per lavoro, per piacere, per scappare da luoghi di guerra e di fame.

Ci sono migliaia di storie da raccontare, storie che raccontano della buona accoglienza, storie che raccontano l’incontro con molte altre culture in un luogo piccolo ma curato.

E se vi prendete un po’ di tempo per soggiornare all’Hotel Tritone e siete curiosi e rispettosi del grande lavoro che fanno le persone che vi lavorano, magari vi raccontano, Orietta, Gianni oppure Sandro che spesso fa la notte.

I Le Mat sono anche al Parco San Giovanni

E poi già che ci siete a Trieste andate al Parco di San Giovanni, un luogo davvero straordinario, un po’ unico dove si respira che il cambiamento è possibile! Pranzate al Bar “Il Posto delle Fragole”, anche quello c’è ancora, e ci sono Renata, Sandro, Patrizia …

La cooperativa Il Posto delle Fragole non c’è più, forse era troppo piccola… ma le attività e i soci sono stati assorbiti dalla cooperativa sociale La Collina, più grande, più forte, più organizzata che gestisce tante altre cose particolari tra cui Radio Fragola http://www.radiofragola.com/.

Orietta che era la Presidente della cooperativa dice che non è più lo stesso, dice che prima si decideva tutto insieme… Io non lo so, non vivo più a Trieste da molti anni ma so che i Le Mat ci sono, forti e fragili e gestiscono il Bar e l’Hotel.

In tanti venivano e vanno tuttora all’Hotel Tritone e chiedono come si fa, vogliono imparare, gestire un ostello, un albergo, un bar e così ormai molti anni fa ho pensato che l’accoglienza è davvero un bel mestiere e poi è nato Le Mat.

Il nostro sarà un viaggio attraverso (i) Le Mat – luoghi, persone, valori speciali! Non potevo che iniziare da Trieste. È qui che ho imparato che cambiare si può e che le utopie sono praticabili.

Andate a vedere.

Hotel Tritone – viale Miramare 133 – Trieste – tel. 040 422811 – www.tritonehotel.org/

Il Posto delle Fragole – via De Pastrovich 4  – www.ilpostodellefragole.eu/