Con i Le Mat in Svezia! Tra Goeteborg e Stoccolma sono 3 e si chiamano Le Mat

Quasi non ci credo ancora oggi che una piccola e un po’ azzardata esperienza triestina di un gruppo di donne coraggiose avrebbe potuto mettere in moto politiche attive del lavoro innovative in Svezia! Ma è così e ora vi racconto un piccolo pezzo del percorso prima di invitarvi a fare un viaggio in tre hotel/hostel a Göteborg, Partille e Akersberga!

Dalla Svezia a Trieste per vedere e capire

Sin dagli anni ‘80 ricordo arrivarono a Trieste dalla Svezia medici, infermieri, assistenti sociali ma anche amministratori locali, per vedere, capire, imparare e copiare come creare e gestire servizi territoriali sostitutivi degli ospedali psichiatrici e vicini alle persone e ai quartieri dove vivono. Come favorire e sostenere una imprenditorialità inclusiva, l’empowerment, la stima di sé e il coraggio di progettare di chi ha fatto esperienze di malattia mentale, tossicodipendenza, carcere o emarginazione sociale. E poi ci invitavano in Svezia perché di ritorno a casa organizzavano convegni e percorsi formativi: occorreva costruire consenso tra i tecnici e i politici per avviare anche lì una riforma!

E noi che partivamo per raccontare come si lavora in un servizio di salute mentale, come si costruiscono i primi embrioni di cooperative sociali (la legge 381 ancora non c’era), eravamo emozionati e poi orgogliosi; nello scambio imparavamo moltissimo su quello che distingueva la nostra pratica quotidiana di deistituzionalizzazione da un welfare forse un po’ troppo perfetto che spesso fa soffrire chi si sente in colpa di non farcela. La Svezia è un paese protestante che ha istituito un sistema di giustizia sociale basato sulla responsabilità di tutti. Eppure ci sono molte persone che non cela fanno. Seguendo il principio della responsabilità, la colpa del loro non farcela non è del sistema ma loro. Eppure, per quanto la Svezia sia molto diversa dall’Italia, un trasferimento è stato possibile!

A Göteborg nel 2010 il primo albergo Le Mat

Nel 2001 nell’ambito della costruzione del partenariato transnazionale “Le Mat – decent work through social economy” conosco Pernilla Svevo Lindgren. Aveva lavorato a lungo in carcere come assistente sociale scoprendo l’Italia non per le bellezze dei monumenti ma per la pratica delle “misure alternative al carcere”.

In Svezia la colpa di drogarsi non prevedeva nulla di alternativo al duro percorso istituzionale: carcere e poi istituti chiusi di disintossicazione e riabilitazione. E così i giovani si spezzavano! Ma Pernilla pensava che un altro modo dovesse esserci e scopre l’Italia con le sue riforme e le cooperative sociali.

La cooperativa Vagen Ut (La via d’uscita) nel 2010 era appena stata costituita da Pernilla che si era licenziata dal carcere e da alcuni dei giovani che lei aveva seguito nei loro percorsi penali. Sven Bartilsson di Coompanion, una agenzia di supporto e sviluppo alle cooperative, aveva deciso di dare supporto all’avvio del percorso.

Dal primo incontro a Roma per me inizia una lunga e intensa collaborazione con il gruppo svedese, una profonda amicizia con Pernilla e poi con Elisabet Abrahamsson. Mettiamo in piedi un percorso di trasferimento dell’approccio culturale italiano e delle competenze di imprenditorialità sociale, per fare alberghi Le Mat e tante altre attività d’impresa sociale. E poi avviamo la progettazione di un sistema europeo di franchising sociale che nel 2008 porta alla nascita della cooperativa Le Mat Europe e nel 2010 all’inaugurazione del primo Hostel svedese Le Mat B&B al centro di Göteborg

Esplode in Svezia il franchising sociale

Per me l’apertura fu una emozione straordinaria – la trasferibilità delle nostre culture, delle piccole pratiche povere di soldi ma ricche di sperimentalità e di capacità di rischio, in Svezia!

E l’insegna LE MAT (mai ho avuto il piacere di vederla così in Italia ) Le Mat B&B Göteborg City funziona, 28 camere su due piani, bagni comuni pulitissimi e caldi, un ottimo rapporto qualità prezzo, accessibile anche per noi viaggiatori più poveri!

Da qui potete scoprire a piedi Goeteborg. Il loro motto è “Le Mat – dormi con la coscienza apposta” e poi raccontano di aver imparato in Italia l’ACCOGLIENZA e la chiamano proprio così!

Dopo l’apertura di Le Mat B&B Göteborg in Svezia esplode la voglia Le Mat e Vagen Ut e Coompanion decidono di investire nella moltiplicazione del modello attraverso il franchising sociale. Elisabet è la persona (accanto a molti altri) con cui condivido passo per passo il progetto, i viaggi, gli incontri, l’innovatività e il successo del trasferimento culturale attraverso l’approccio di formazione imprenditoriale e di progettazione collettiva direttamente con le persone svantaggiate e disoccupate, ma anche le difficoltà di applicazione pratica del metodo di franchising sociale per rafforzare il marchio, aiutare la commercializzazione dei singoli!

Anche in Svezia, come in Italia, l’entusiasmo vuole copiare quel che più piace (e io credo che non ci sia niente di male nel copiare!), si è disponibili a imparare fino a dove si pensa di avere bisogno, poi c’è voglia di sperimentare l’autonomia, ci si affida più facilmente a booking.com per la commercializzazione. Booking.com è il sito di prenotazione e quindi di commercializzazione più usato, tutto ovviamente al massimo ribasso, la grande distribuzione cioè. Noi insieme agli altri Le Mat volevamo costruire un nostro marchio e un modo di commercializzarci diverso…per intenderci tipo i gruppi di acquisto. Ma purtroppo booking.com prometto un successo più immediato ma molti si sono fatti male per il “massimo ribasso”. Altro capitolo lungooooo.

Negli alberghi Le Mat l’ospite è il re

Nel 2015, credo, dopo un percorso di formazione imprenditoriale con persone con esperienze di malattia mentale, apre Le Mat B&B Akersberga alla stazione di Akers Runo in un edificio non più utilizzato, un piccolo gioiello, davvero accogliente.Il gruppo che gestisce sono persone squisite. Tutto diverso da Göteborg, una piccola stazione in mezzo all’area rurale tipicamente svedese, pare di vedere un film, c’è la sauna, camere luminose, spazi comuni accoglienti, un’ora di viaggio con il treno (che appunto ferma davanti) per la stazione centrale di Stoccolma. Vale la pena, qui l’ospite è il re e le passeggiate sono stupende…

Last but not least l’Hotell (Hotel in svedese si scrive con due l) Le Mat Jonsered Fabriker, un ambizioso progetto di imprenditorialità sociale con un gruppo di persone con esperienze di emarginazione e migrazione e una grande sfida di riconversione industriale per la comunità di Partille, una cittadina di 38.000 abitanti già legata all’industria del legno nella Contea rurale di Vastra Goetaland, oggi sobborgo di Göteborg, in cerca di una nuova vita.

È stato un percorso bello ma faticoso, tutto gestito da Elisabet e un suo collega insieme al gruppo che ho conosciuto durante i lavori di progettazione e formazione. Oggi gestiscono una struttura alberghiera nuova con 27 camere in un’ala e un piano della fabbrica di Jonsered immersa nel verde di un parco natura 2000 (NATURA 2000 è un progetto Europeo) e vicino alla cittadina di Partille.

La fabbrica – tipica struttura in mattoni rossi lungo un fiume – fu fondata nel 1832 da un migrante scozzese per la produzione tessile (tessuti per la vela), poi sede di produzione della famosa motosega Jonsered e in ultimo del gruppo Electrolux. Oggi, nell’ambito di un progetto di riconversione sta diventando un vivace centro di produzione artigianale e culturale, un incubatore. Qui si produce tra l’altro la famosa birra Poppels, ci sono studi cinematografici. A 4 minuti di cammino un treno che passa ogni mezzora porta in 12 minuti a Göteborg. Insomma una grande opportunità per Partille e per i Le Mat.

Elisabet Abrahamsson con Jan Olsson fondatore Le Mat Svezia

Andate in Svezia e gustatevi la colazione

Oggi ho sentito Elisabet…ci sono altri progetti in cantiere ma non è facile… piano, piano…

Io vi consiglio di fare un viaggio Le Mat in Svezia! Dovunque vi racconteranno, vi indirizzeranno, vi aiuteranno e dovunque le colazioni sono proprio ottime, una grande ACCOGLIENZA!

 

Questo articolo è apparso sul numero 325 della rivista Animazione Sociale 

 

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